PG agli Stati Generali – Proposta Organizzazione

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Pensiamo che il #M5s continui ad essere l’unica forza politica nella quale investire energie e speranze ma che necessiti di una metamorfosi evolutiva pur continuando a mantenere la responsabilità di governo.
Sentiamo che sia il mezzo a qualificare il fine. Per questo il nostro sarà, innanzitutto, un discorso sul metodo.
Vogliamo accrescere la fiducia e la credibilità dei nostri mezzi, valorizzando le competenze acquisite con l’esperienza.
Disperderle significherebbe: uccidere la speranza.
Ognuno di noi deve contribuire a rinnovare il senso della nostra missione politica e rifondarla sulla forza della coerenza di pensiero-parola-azione.
L’obiettivo di Parole Guerriere è il rilancio del progetto politico del M5S attraverso una lucida analisi del suo percorso, al fine di proporre, apertamente, una traccia per il futuro.
La presente “proposta” nasce dalla consapevolezza che il Movimento Cinque Stelle ha incarnato, nell’intero panorama occidentale, il più formidabile moto di popolo degli ultimi decenni. Questa straordinaria forza propulsiva anti-sistema, inedita e trasversale, a distanza di oltre dieci anni dalla sua generazione, sta esaurendo, ormai, la sua carica originaria.
“Parole Guerriere” (PG) – che, come anima del M5s, dal 2017, ha organizzato ben 21 convegni di carattere filosofico-politico, portando il dialogo tra politici, economisti, sociologi, filosofi e migliaia di cittadini sulle alte tematiche che dovrebbero sempre informare la vita politica – ha preconizzato da tempo le cause che avrebbero portato all’attuale situazione del Movimento: una profondissima crisi identitaria che rischia di compromettere i meritevoli risultati sino ad oggi ottenuti.
Le cause individuate da PG, che ama definirsi un Intellettuale Collettivo, potrebbero riassumersi in tre fattori: un evento inaspettato, una scelta irreversibile, una forma inadeguata.
L’evento inaspettato, che ha innescato la grave crisi identitaria del M5s, è stata la prematura scomparsa di Gianroberto Casaleggio, nell’aprile del 2016. Padre fondatore e vero ispiratore dell’azione del Movimento, guida intellettuale dotata di una visione politica capace di traguardare le future generazioni, Gianroberto era il solo a custodire il pensiero unificatore della prospettiva strategico-politica del MoVimento.
La scelta irreversibile è quella effettuata nel giugno del 2018, quando – a dispetto del principio, voluto proprio dal suo fondatore, per cui il M5s avrebbe governato solo a condizione di avere la maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento – si è optato per dar vita ad un governo di coalizione con una delle forze antagoniste per poi, a distanza di appena un anno, reiterare la medesima scelta con un’altra forza, parimenti antagonista.
La forma inadeguata è quella della struttura movimentista, liquida ma allo stesso tempo fortemente verticistica, che si è preteso di mantenere nonostante si sia riusciti ad ottenere – grazie agli straordinari successi elettorali del 2013 e del 2018 – fino a quasi un terzo dei seggi parlamentari. Una forma priva di gerarchie responsabilizzate, di coerenza politica, di radicamento sul territorio che avrebbe dovuto instaurare un sistema di democrazia diretta pur accettando le regole della democrazia rappresentativa. Com’è ormai evidente, questa utopistica finalità, sebbene sicuramente non-violenta, era pur sempre eversiva e il suo raggiungimento, mantenendo le attuali regole del gioco politico costituzionale e democratico, sarebbe stato semplicemente impossibile.
La proposta di ParoleGuerriere: il mezzo qualifica il fine
Persuasi che qualsiasi vero cambiamento non possa avverarsi se non praticando la costante coerenza tra pensiero, parola e azione, prima ancora che delineare la nuova linea politica del M5s e scegliere chi dovrà incarnarla, pensiamo sia imprescindibile porre l’attenzione sulla questione del metodo, del come.
Riteniamo necessario, innanzitutto, prendere atto del mutamento ormai avviato all’interno del M5s ed accompagnare, con consapevolezza, l’ineluttabile metamorfosi.
In luogo di rivoluzione, concetto caro alla stagione movimentista – che anche etimologicamente richiama un eterno ritorno al punto di partenza, spesso a costo di sangue e sacrifici – amiamo parlare di evoluzione, che implica, invece, un intimo sforzo interiore di ogni componente della nostra comunità.
Ecco allora che il Movimento non può rimanere un aggregato liquido a guida verticistica ed eterodiretta ma deve trasformarsi in un’Organizzazione politica indipendente e libera di autodeterminarsi, capace di scegliere, grazie a chiare regole democratiche le proprie politiche e i propri rappresentanti, ad ogni livello.



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